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CAN & DID

by renan molin

can & did: graphics, art, and photography from the obama campaign
at: danziger Projects, new york, USA
from: january 20 - february 28, 2009

celebrations have already started in washington and now seems a fitting time to look back at
the numerous and varied examples of visual work that appeared during the 2008 presidential election.
to coincide with barrack obama’s inauguration danziger projects presents the exhibition ‘can & did’,
which showcases work from the original barack obama ‘O’ mark to the many independent posters
created in support of obama throughout his campaign

www.danzigerprojects.com

www.designboom.com

SNOW IN MILAN

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from TV-program “Striscia la Notizia”

La Crisi Finanziaria …a cartoni

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from TV-program Report 19th October 2008

LA CRISI

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by Ivano Fossati

Non esco di casa
no e no
fuori c’è la crisi.

C’è la crisi
e per Natale
cosa mi regalerò?

Alla stazione
di servizio
si dice che manco già da un po’.

Io no, io no
non esco di casa no
fuori c’è la crisi.

La crisi ci aspetta
giù al portone
studia dove andiamo.

La crisi ci segue
come un granchio
e non ci molla più.

Al supermercato
la cassiera
già da un po’ chiede di me.

Io no, io no
no non esco di casa
no fuori c’è la crisi.

Avevo un bel figlio
e un bel televisore
mangiati dalla crisi.

E se continua
per Natale cosa mi regalerò?

Oh, mamma, mamma
io sto bene
e non telefonare più.

Va tutto bene
più che bene
oh, solo c’è la crisi.

Va tutto bene
più che bene
solo solo un po’ di crisi.

Oh mamma mamma
io sto bene
e non telefonare più.

Va tutto bene
più che bene
solo c’è la crisi.

Va tutto bene
più che bene
solo un po’ di crisi.

Va tutto bene
solamente non ce la facciamo più.

MA CHE COS’E’ QUESTA CRISI?

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by Rodolfo De Angelis, 1933

Si lamenta, l’impresario,
che il teatro più non va,
ma, non sà rendere vario,
lo spettacolo che dà:
“Ah… la crisi!”
Ma cos’è questa crisi? (due volte)
Metta in scena, un buon autore,
faccia agire un buon attore,
e vedrà…
che, la crisi, passerà!

Un riccone, avaro e vecchio,
dice: “ahimè, cosi non và…
vedo nero nello specchio…
chissà come finirà…
Ah… la crisi!”
Ma cos’è questa crisi? (due volte)
Cavi fuori il portafogli,
metta in giro i grossi fogli,
e vedrà…
che, la crisi, finirà!

Si lamenta Nicodemo,
della crisi, lui che và…
nel casino di San Remo,
a giuocare il baccarà:
“Ah… la crisi!”
Ma cos’è questa crisi? (due volte)
Lasci stare il gavazzare,
cerchi un pò di lavorare,
e vedrà…
che, la crisi, finirà!

Tutte quante le Nazioni
si lamentano cosi!
Conferenze, riunioni,
ma si resta sempre lì:
“Ah… la crisi!”
Ma cos’è questa crisi? (due volte)
Rinunciate all’opinione,
della parte del leone
e chissà…
che, la crisi, finirà!

L’esercente, poveretto,
non sa più che cosa far…
e contempla quel cassetto,
che riempiva di danar:
“Ah… la crisi!”
Ma cos’è questa crisi? (due volte)
Si contenti di guadagnare,
quel ch’è giusto e non grattare…
e vedrà…
che, la crisi, passerà!

E perfin la donna bella,
alla crisi s’intonò…
e, per far la linea snella,
digiunando sospirò:
“Ah… la crisi!”
Ma cos’è questa crisi? (due volte)
Mangi un sacco di patate,
non mi sprechi le nottate…
e vedrà…
che, la curva, tornerà!

Per finire

Ma… cos’è questa crisi?
chi ce l’ha, li metta fuori…
circolare! miei signori…
e, chissà…
che, la crisi, finirà!

MAMMA MIA DAMMI CENTO LIRE

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Mamma mia dammi cento lire
che in America voglio andar …!
Cento lire io te li dò,
ma in America no, no, no. (2v.)
I suoi fratelli alla finestra,
mamma mia lassela andar.
Vai, vai pure o figlia ingrata
che qualcosa succederà. (2v.)
Quando furono in mezzo al mare
il bastimento si sprofondò.
Pescatore che peschi i pesci
la mia figlia vai tu a pescar. (2v.)
Il mio sangue è rosso e fino,
i pesci del mare lo beveran.
La mia carne è bianca e pura
la balena la mangierà. (2v.)
Il consiglio della mia mamma
l’era tutta verità.
Mentre quello dei miei fratelli
l’è stà quello che m’ha ingannà. (2v.)

ZAPPING

Lo zapping è, nel linguaggio comune, un modo di guardare la televisione che consiste nel cambiare continuamente canale, spesso molto velocemente, per trovare un programma interessante per il telespettatore.

Questa pratica si è molto diffusa grazie all’apparizione del telecomando.

[...] Hanno contribuito anche l’aumento di canali diponibili, grazie alla televisione satellitare, alla televisione via internet ed al digitale terrestre. Questi ultimi tipi di diffusione televisiva consentono al telespettatore di accedere ad un mosaico dei programmi, che facilità lo zapping. Questo è un’interfaccia che presenta contemporaneamente tutti i canali che trasmettono in una schermata divisa in dei piccoli riquadri; l’utilizzatore quindi non deve quindi utilizzare le frecce del telecomando per spostarsi avanti ed indietro tra i canali, ma può muoversi tra i riquadri del mosaico, sentire l’audio del canale (”preview audio”) ed eventualmente decidere di visualizzare quel determinato programma.

[...] Lo zapping è spesso considerato un sinonimo di pigrizia, di disattenzione oppure di iperattività, anche se alcuni sottolinenano il fatto che esso è un sintomo dell’evoluzione verso un utilizzo “usa e getta” della televisione. È così una questione di “zapping ideologico” o “culturale”, per esempio. D’altra parte, si parla di analogia dello zapping, per esempio sul soggetto di una conversazione o su qualcosa da fare, quando lo si ignora o si fa finta di dimenticarlo, e si passa a qualcos’altro.

[...] La comparsa sul mercato dei videoregistratori analogici e digitali ha permesso lo sviluppo di un altro tipo di zapping, che consiste nell’aumentare la velocità di lettura delle immagini (registrate su cassetta, DVD o hard disk) durante le interruzioni pubblicitarie, per trovare più velocemente il proseguo del programma.

Lo zapping ha un equivalente sul web, che consiste nel passare di sito in sito attraverso links senza perdere troppo tempo. Gli scanner radio e gli scanner di porte informatiche usano lo stesso principio, saltando di frequenza in frequenza, e di porta in porta.

[...] In inglese to zap significa “uccidere”, specificamente to kill as if by shooting e viene usato per indicare l’atto di uccidere un insetto spruzzandogli addosso dell’insetticida. Il termine indica molto efficacemente il senso di fastidio che spesso la pubblicità provoca negli ascoltatori.

I popoli di lingua inglese non usano invece il verbo “to zap” per indicare l’azione di girovagare da un canale all’altro, né usano il termine zapping come sostantivo; l’azione di saltare da un canale all’altro si chiama “channel surfing” o “channel-hopping”. Le due espressioni sono utilizzate anche come sostantivi.

[...] Per estensione, uno zapping è un tipo di programma o di narrazione nella quale sono montate, con una voce fuori campo o con un presentatore, delle sequenze video aventi delle caratteristiche in comune: possono essere divertenti, di uno stesso periodo, su uno stesso canale, su uno stesso soggetto, ecc. Si tratta in un certo qual modo di una “rassegna stampa” della TV, dove l’autore fa zapping al posto del telespettatore.

Molti periodici specializzati nel settore televisivo offrono delle rubriche simili, con dei fermo-immagine accompagnati dalla trascrizione delle azioni e dei dialoghi. (per esempio: “Blob”)

wikipedia.org

BEL PAESE

http://piggei.com/blog/wp-content/uploads/2008/02/bel-paese.jpg

BLITZ

NEW YEAR’S EVE

Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Roma, 31 dicembre 2008

Questa vigilia del nuovo anno è dominata, nell’animo di ciascuno di noi, dallo sgomento per le notizie e le immagini che ci giungono dal cuore del Medio Oriente. Si è riaccesa in quella terra una tragica spirale di violenza e di guerra. Una spirale che va fermata. Lo chiedono l’Italia, l’Unione Europea, le Nazioni Unite, il Pontefice: sentiamo oggi, mentre vi parlo, che questo è il nostro primo dovere, riaprire la strada della pace in una regione tormentata da così lungo tempo.

Parto di qui per rivolgere il mio tradizionale messaggio di auguri a voi tutti, italiani di ogni generazione e di ogni condizione sociale, residenti nel nostro paese e all’estero – ai servitori dello Stato, ai civili ed ai religiosi operanti per il bene della comunità, alle forze dell’ordine e alle Forze Armate, e con speciale calore e riconoscenza ai nostri militari impegnati in missioni difficili e rischiose per garantire la pace e sradicare il terrorismo nelle regioni più critiche. Nel rivolgervi questo augurio, non ignoro la forte preoccupazione che ci accomuna nel guardare all’anno che sta per iniziare. Un anno che si preannuncia più difficile, e che ci impegna a prove più ardue, rispetto alle esperienze vissute da molto tempo a questa parte.

Nel corso del 2008 è scoppiata negli Stati Uniti d’America una sconvolgente crisi finanziaria, che ha investito molti altri paesi, anche in Europa, e che sta colpendo l’intera economia mondiale. Dobbiamo guardare in faccia ai pericoli cui è esposta la società italiana, senza sottovalutarne la gravità : ma senza lasciarcene impaurire. L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa. Vorrei in sostanza parlare questa sera con voi il linguaggio della verità, che non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza.

Sono convinto che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per l’Italia, e creare anzi le premesse di un migliore futuro, se facciamo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui disponiamo. A condizione che non esitiamo ad affrontare decisamente le debolezze del nostro sistema, le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo. Facciamo della crisi un’occasione per liberarcene, guardando innanzitutto all’assetto delle nostre istituzioni, al modo di essere della pubblica amministrazione, al modo di operare dell’amministrazione della giustizia.

C’è ragione di essere seriamente preoccupati per l’occupazione, per le condizioni di chi lavora e di chi cerca lavoro, e per le famiglie più bisognose. E c’è da esserne preoccupati in special modo guardando al Mezzogiorno, che non ha fatto i passi avanti necessari e rischia di essere più di altre parti del paese colpito dalla crisi, se non vi si dedica l’impegno che ho di recente sollecitato con forza.

L’occupazione in Italia è, da diversi anni, cresciuta. Ma ora è a rischio. Mi sento perciò vicino ai lavoratori che temono per la sorte delle loro aziende e che potranno tutt’al più contare sulla Cassa Integrazione, così come ai giovani precari che vedono con allarme avvicinarsi la scadenza dei loro contratti, temendo di restare privi di ogni tutela. Parti sociali, governo e Parlamento dovranno farsi carico di questa drammatica urgenza, con misure efficaci, ispirate a equità e solidarietà.

Mi sento, egualmente, vicino alle famiglie, specie a quelle numerose, o che comunque fanno affidamento su un solo reddito, sulle quali pesa la difficoltà per le donne di trovare lavoro, e che non hanno abbastanza per soddisfare bisogni fondamentali : e quelli che ne soffrono di più sono i bambini.

Hanno fatto scalpore nei giorni scorsi le statistiche ufficiali sulla povertà in Italia : ed è parola che esitiamo a pronunciare, è realtà non semplice da definire e da misurare. Sono comunque troppe le persone e le famiglie che stanno male, e bisogna evitare che l’anno prossimo siano ancora di più o stiano ancora peggio.

Dalla crisi deve, e può, uscire un’Italia più giusta. Facciamo della crisi un’occasione per impegnarci a ridurre le sempre più acute disparità che si sono determinate nei redditi e nelle condizioni di vita ; per riformare un sistema di protezione sociale squilibrato e carente ; per elevare, a favore dei figli delle famiglie più modeste, le possibilità di istruzione fin dai primi anni e di ascesa nella scala sociale.

Ci sono stati in questi mesi dibattito e confronto in Europa e in Italia sui temi del clima e dell’energia, sui temi dell’innovazione necessaria e possibile. Lo sforzo che in questo momento va compiuto per sostenere le imprese – grandi, medie e piccole – che sono in difficoltà pur essendosi mostrate capaci di ristrutturarsi e di competere, non può essere separato dall’impegno a promuovere indirizzi nuovi per lo sviluppo futuro dell’attività produttiva in Italia. Vanno in particolare colte le opportunità offerte dalle tecnologie più avanzate per l’energia e per l’ambiente. Facciamo della crisi l’occasione per rinnovare la nostra economia, e insieme con essa anche stili di vita diffusi, poco sensibili a valori di sobrietà e lungimiranza.

Ho, nel corso di quest’anno, levato più volte la mia voce per sollecitare attenzione verso le esigenze del sistema formativo, del mondo della ricerca, e delle Università che ne rappresentano un presidio fondamentale. E’ indispensabile, per il nostro futuro, un forte impegno in questa direzione, operando le scelte di razionalizzazione e di riforma che s’impongono sia per ottenere risultati di qualità sia per impiegare in modo produttivo le risorse pubbliche. A ciò deve tendere un confronto aperto e costruttivo, al quale può venire un valido apporto anche dalle rappresentanze studentesche, come ho avuto modo di constatare in diverse città universitarie, da Roma a Milano a Padova. Facciamo della crisi un’occasione perché l’Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla piena valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano.

Spero di aver dato, almeno per qualche aspetto, il senso dell’atteggiamento da tenere dinanzi alla pesante crisi che si farà sentire anche in Italia nell’anno che ora inizia.

Non spetta a me indicare quali decisioni vadano prese in via immediata. Il governo è intervenuto innanzitutto per porre il nostro sistema bancario, che pure è apparso meno esposto, al riparo da rischi gravi, e si sta confrontando con ulteriori esigenze di intervento, sul versante economico e sul versante sociale. In seno al Parlamento – la cui capacità di giudizio e di proposta resta fondamentale nel nostro sistema democratico – tocca a ognuno fare la sua parte, in un clima di reciproco ascolto e senza pregiudiziali chiusure.

Nel far fronte alla crisi, l’Italia non agisce da sola. Agisce come parte di quella Europa unita che si conferma come non mai un punto di riferimento essenziale : e siamo orgogliosi di avere concorso con tenacia e coerenza a costruirla. Tuttavia, l’Italia è condizionata nelle sue scelte dal peso dell’ingente debito pubblico accumulato nel passato, e nessuno può dimenticarsene nell’affrontare qualsiasi problema.

Dobbiamo considerare la crisi come grande prova e occasione per aprire al paese nuove prospettive di sviluppo, ristabilendo trasparenza e rigore nell’uso del danaro pubblico.

E’ una grande prova e occasione non solo per l’Italia. La portata della crisi è tale da richiedere imperiosamente il massimo sforzo di concertazione tra i protagonisti dell’economia mondiale, per definire nuove regole capaci di assicurare uno sviluppo sostenibile, ponendo fine alla frenesia finanziaria che ha provocato stravolgimenti e conseguenze così gravi. Il mondo in cui viviamo è uno, e come tale va governato.

Per l’Italia, la prova più alta – in cui si riassumono tutte le altre – è quella della nostra capacità di unire le forze, di ritrovare quel senso di un comune destino e quello slancio di coesione nazionale che in altri momenti cruciali della nostra storia abbiamo saputo esprimere. Ci riuscimmo quando dovemmo fare i conti con la terribile eredità della seconda guerra mondiale : potemmo così ricostruire il paese, far rinascere la democrazia, stipulare concordemente quel patto costituzionale che è ancora vivo e operante sessant’anni dopo, creare le condizioni di quella lunga stagione di sviluppo economico e civile che ha trasformato l’Italia. E ci riuscimmo ancora quando più tardi sconfiggemmo il terrorismo.

Dobbiamo riuscirci anche ora, a partire dall’anno carico di incognite che ci attende. Ed è una prova non solo per le forze politiche, anche se è essenziale che queste escano da una logica di scontro sempre più sterile. Esse possono guadagnare fiducia solo mostrandosi aperte all’esigenza di un impegno comune, ed esprimendo un nuovo costume, ispirato davvero e solo all’interesse pubblico. E’ una crisi senza precedenti come quella attuale che chiama ormai a un serio sforzo di corresponsabilità tra maggioranza e opposizione in Parlamento, per giungere alle riforme che già sono all’ordine del giorno e che vanno condivise.

Tutto ciò è importante e tuttavia non basta. Sono chiamate alla prova tutte le componenti della nostra società, l’insieme dei cittadini che ne animano il movimento, in una parola l’intera collettività nazionale. Questo è lecito attendersi dalle generazioni che oggi ne costituiscono la spina dorsale : un’autentica reazione vitale come negli anni più critici per il paese.

Lo spirito del mio messaggio – italiane e italiani – corrisponde alla missione che i padri della Costituzione vollero affidare al Presidente della Repubblica : unire gli italiani, tenendosi fuori dalla competizione tra le opposte parti politiche, rappresentando, col massimo scrupolo d’imparzialità e indipendenza, i valori in cui possono riconoscersi tutti i cittadini. I valori costituzionali, nella loro essenza ideale e morale. Il valore, sopra ogni altro, dell’unità nazionale. I valori della libertà, dell’uguaglianza di diritti, della solidarietà in tutte le necessarie forme ed espressioni, del rispetto dei ruoli e delle garanzie che regolano la vita delle istituzioni.

Sento che questo è il mio dovere, questa è la mia responsabilità. E vi ringrazio per le manifestazioni di simpatia e di fiducia, per gli schietti e significativi messaggi che mi giungono da tanti di voi : mi confortano e mi spronano.

A voi che mi ascoltate, a tutti gli italiani, a tutti coloro che venendo da lontano operano in Italia nel rispetto delle regole e meritano il pieno rispetto dei loro diritti, un augurio più che mai caloroso e forte per l’anno che nasce. Per difficile che possa essere, lo vivremo con animo solidale, fermo, fiducioso.

http://it.wikisource.org/wiki/Italia_-_31_dicembre_2008,_Messaggio_di_fine_anno_del_Presidente_della_Repubblica_Giorgio_Napolitano