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VERSO BAMAKO

Il viaggio in treno da Dakar a Bamako dura tre giorni. I passeggeri stipati nei vagoni devono combattere la fatica e superare mille imprevisti. E intanto raccontano le loro storie.

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La grande illusione

La mancanza di spazio, la sofferenza condivisa, il caldo, la scomoditá ma anche le incertezze del viaggio creano presto un´intimitá. Seduto tra Marcel e me, il giovane peul si stupisce che io viaggi in seconda classe. Mi propone di cercare un posto in prima. Ma invece di recitare la parte del turista povero preferisco spiegargli il motivo del mio viaggio: parlare con i passeggeri, in una situazione di effettiva paritá. E´interessato al mio lavoro e decide di aiutarmi. Ogni volta che voglio fotografare qualcuno, lui gli spiega con il sorriso sulle labbra che non devono avere paura, “che non porteró queste foto a Parigi per fare stregonerie o per prendere in giro gli africani”.
Anche se é molto povero, Semba vuole assolutamente offrirmi da mangiare. Dividiamo il pane e la carne di manzo. Viaggia con una decina di altri peul, originari come lui di Conarky. Lui e i suoi amici hanno tentato di emograre in Europa attraverso il Marocco, e hanno pagato una persona per passare lo stretto di Gibilterra, ma sono stati arrestati dalla Guardia Civil. Scoraggiato, Semba é tornato in Guinea e ha avuto un´altra idea. Viaggiare in macchina da Conakry a Dakar, salire su Dakar-Bamako, poi prendere di nuovo la strada per andare fino in Benin. Infine da Cotonou raggiungere Luanda, in Angola, passando per Libreville. Quando gli chiedo perché ha deciso di fare un viaggio cosí lungo, Semba mi risponde con serenitá: “Guadagneremo parecchi soldi in Angola, e da Luanda andremo in Portogallo. Oggi l´Angola é il paese africano che si sta sviluppando piú rapidamente”. Da dove gli viene la certezza che l´Angola é sulla strada della ricchezza? Mi risponde che lo ha letto su un articolo molto interessante. Lo tiene nel taschino della camicia e vuole che lo guardi anche´io. Mi dá un vecchio ciclostile che risale alla fine degli anni settanta: una prosa d´ispirazione marvista con la quale spiega che l´Angola conoscerá uno sviluppo spettacolare grazie alla partenza dell´oppressore portoghese. Mi si stringe il cuore. Lui e i suoi amici hanno deciso di attraversare l´Africa sulla base di un documento vecchio di quasi trent´anni. Parliamo dell´Angola e io gli espongo i miei dubbi. Mi ringrazia e comincia a discutere con i suoi compagni di viaggio. In Africa la vita puó dipendere da piccole cose: anche da un vecchio ciclostile trovato in una strada di Conakry. Si parla spesso della troppa informazione. Ma a cinque ore da Parigi un intero continente é isolato.

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Pierre Cherrauau, La vie du rail, Francia, in Internazionale speciale “Viaggi” 5/19 agosto 2005

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